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"Se andassimo in vacanza in Grecia - ma vale lo stesso per una gita al bel sud dell'Italia - potremmo renderci conto facilmente di quale esperienza abbia originato uno dei problemi primari degli antichi filosofi e sul quale la storia della filosofia è tornata più o meno con regolarità a riflettere. Se infatti ci immergessimo nel mare dell'Acaia, con alle spalle qualche roccia a strapiombo sull'acqua, sotto un cielo blu terso e soleggiato, mentre il calore del sole ci scalda la pelle, ci verrebbe da fare la stessa domanda che si posero gli antichi filosofi, che sono stati chiamati successivamente e non a caso "naturalisti" e cioè:

"Ma tutto questo che sperimento come è parte di un tutto?


Come mai vedo cose diverse come l'acqua, la terra, l'aria e il sole, ma sono certo che tutti questi elementi fanno parte di un unico universo?

Come è emersa questa molteplicità di cose dallo sfondo di un unico scenario?

Si tratta della questione di come dall'uno possano venire i molti e in che modo posso pensare che tante cose diverse siano congiunte. 

Il problema si può spiegare anche più banalmente così: che cosa ci fa dire che un cesto di frutta è un qualcosa di unitario benché sia formato da singole e molteplici mele, arance, banane etc? La cosa diventa meno banale se iniziamo a porre il problema nei termini che ci riguardano più da vicino: come mai se maschi e femmine sono diversi eppure siamo convinti che facciano parte di una unica umanità con pari dignità?

Per dirla con la politica: sulla base di quale criterio comune diciamo che tutti gli esseri umani hanno pari diritti e pari dignità? Nonostante, infatti, gli esseri umani siano una categoria unica, siamo molto diversi gli uni dagli altri e anzi troviamo sempre pretesti per insistere sulle nostre individualità così da arrivare perfino a farci guerra, in famiglia come tra nazioni. Non importa se a dividerci sia il sesso, la razza, la cultura, la politica, le idee o la religione... troveremo sempre dei pretesti finché non riusciamo a risolvere quel  problema che per primi si posero i filosofi presocratici: come mai dall'uno i molti e quale elemento resta identico nella molteplicità del divenire? Come mai tante cose diverse sono anche un unico universo?

Quale è il fondamento comune che tiene insieme tutto ovvero il principio (arché) dal quale si può dire che tutte le cose provengono?


Gli antichi filosofi naturalisti risposero chi l'acqua (Talete), chi l'aria (Anassimene), chi il fuoco che brucia tutto e dalla morte sempre trae vita (Eraclito), chi i quattro elementi naturali insieme (Empedocle), altri presupposero dei piccoli atomi che scontrandosi e intrecciandosi tra loro avrebbero dato vita al tutto (Anassagora). Chi pensò che l'essere resta nonostante il divenire (Parmenide) e chi più misticamente, come Pitagora, volle vedere nel numero l'elemento più originario dell'universo il quale infatti come l'anima risponde ai ritmi matematici della musica.


Ma ancora oggi quel principio, che non va pensato come l'inizio cronologico, ma come il fondamento, il fine che tiene insieme il senso delle nostre vite, e della storia, resta lì ad interrogarci col suo mistero:

come e cosa resta, nonostante tutto?"

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Se qualcuno si chiedesse: 
«Ma io che non ho mai studiato o letto molto... potrei essere una filosofa?»

La risposta sarebbe: «Sì! Certamente! Puoi esserlo e diventarlo!».

Chi è infatti una filosofa?

È una persona che sa-di-non-sapere.



Una persona che sa (o crede di sapere) tutto, non può essere filosofa. Non sarebbe spinta a cercare nulla. Sarebbe ferma.
D'altra parte nemmeno una persona che non sa niente, nemmeno di essere ignorante, sarebbe una filosofa. Infatti ignorando che non sa, non si muoverebbe alla ricerca, alal conoscenza. Non desidererebbe conoscere.

Solo una persona cosciente di non sapere, si muoverà alla ricerca, sarà curiosa di conoscere di più e meglio, sarà desiderosa di farsi una idea più precisa di quello che crede o sa. 

Ecco come commentava Socrate l'oracolo che avrebbe detto che non vi era uomo più sapiente di lui: 

«Io, o Ateniesi, per nient'altro mi sono acquistato questa fama, se non per una certa sapienza. Ma quale sapienza? Forse una sapienza umana. Un mio amico una volta, andato a Delfi, osò interrogare l'oracolo e domandò se ci fosse qualcuno più sapiente di me. Ebbene, la Pizia rispose che più sapiente non c'era nessuno. Io, udito ciò, cominciai a pensare così: «Che cosa mai intende dire l'oracolo e che cosa mai significa il suo enigma? Perché, quanto a me, so bene di non essere sapiente né molto né poco. Che cosa dunque vuol dire, quando afferma che io sono il più sapiente? Che menta non è possibile, perché non gli è lecito». E per lungo tempo rimasi in dubbio che cosa mai volesse dire. Poi, molto a malincuore, cominciai a cercare il significato delle sue parole in questo modo: me n'andai da uno di quelli che sembrano sapienti, fiducioso di potere almeno così dimostrare l'errore dell'oracolo e dire chiaramente al responso: «Quest'uomo è più sapiente di me, e tu dicevi che ero io!» Esaminando dunque a fondo quest'uomo mi sembrò che quest'uomo sembrasse sapiente a molti altri e soprattutto a sé stesso, ma in realtà non lo fosse. E allora mi sforzai di dimostrargli che egli credesse d'essere sapiente, ma non lo fosse; e perciò mi inimicai lui e molti dei presenti. Così, andandomene via, pensavo tra me e me: «Io sono più sapiente di quest'uomo. Infatti temo che nessuno di noi due sa nulla di eccellente; ma costui crede di sapere chissà che e non sa, mentre io, come non so, non credo neanche di sapere. E perciò forse io sono almeno in questa piccola cosa più sapiente di lui: ciò che non so, neanche credo di saperlo». 

E tu, sei un sapiente, un ignorante o un filosofo?

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Come si fa filosofia?

Come non si può iniziare a nuotare senza arrischiarsi nell’acqua così non si può fare filosofia senza iniziare a porsi domande. 
Sì, per fare filosofia non serve aver letto molti libri o sapere molte informazioni. Basta sapersi porre domande, domande filosofiche. Le domande filosofiche sono quelle che cercano, desiderano superare la situazione di ignoranza in cui si è per muoversi verso la conoscenza. Philo-sophia significa infatti in greco “amore per la sapienza”.
Chi è sapiente non ha bisogno di farsi domande perché già sa. Chi è ignorante non si pone domande perché non sa cosa non sa. Solo il filosofo ha desiderio di imparare, comprendere, capire. Il filosofo è colui che sa di non sapere.

Come nasce la filosofia e dove?

Read More: #1. Porsi domande

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L’angolo delle grandi domande della vita.
Le domande del Coach ovvero pillole di storia della filosofia antica

Apriamo una piccola rubrica dedicata alle grandi domande sulla e della vita. Si tratta di domande capaci di aprire spazi inediti nelle nostre vite quotidiane e farci percorrere un cammino di conoscenza e consapevolezza. Sono domande  che mettono in questione le nostre opinioni comuni, il “sentito dire” su cui costruiamo i nostri giudizi e quindi su cui basiamo il nostro agire. Nel tentativo di cercare più in profondità rispetto alla superficie che appare, queste domande ci spostano anche dalla nostra personale convinzione consueta e ci trasformano: trasformano il nostro modo di guardare, di giudicare, di relazionarci e di essere al mondo.
Cominceremo con il ripercorrere le domande che si sono fatti i grandi spiriti del pensiero occidentale per comprenderne la loro efficacia nel concreto della nostra vita.
Fare domande infatti è lo spirito stesso della filosofia.


La filosofia è un atteggiamento dello spirito umano che tutti hanno ma che bisogna esercitare.

Il Coaching può essere considerato una pratica  filosofica.

Cosa è Coaching?

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