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Socrate fu il primo filosofo nella storia della filosofia ad aver fatto della passione (eros) una questione centrale per la filosofia: secondo lui la relazione con i discepoli era la cosa più importante da curare, per introdurli alla comprensione della vita filosofica.

Gli antichi avevano scoperto un forte legame tra passione e ragione e tra passione e volontà.

Succede spesso in effetti che uno studente creda di avere una incomptibilità con delle materie scolastiche ma sappiamo che molto dipende dalla relazione con il professore. Non c'è infatti materia che non sia appassionante e per renderla tale è costitutivo il ruolo della guida: ogni maestro, ogni professore e guida deve saper appassionare e cioè aprire nel suo discepolo il desiderio di sapere. Di questo tema si è occupato un picolo libretto di M.Recalcati dal titolo L'ora di lezione. Per una erotica dell'insegnamento, Einaudi 2014. Un libro base per ogni insegnante ma anche per ogni Coach. Recalcati spiega in un certo senso l'insegnamento antico socratico: "l'insegnante è colui che sa fare esistere nuovi mondi, che sa fare del sapere un oggetto del desiderio in grado di mettere in moto la vita e di allargarne l'orizzonte".

Per chi lo fai?
Ciascuno di noi può comprendere quanto si appassionato e motivato a fare qualcosa semplicemente ascoltando cosa (si) dice quando è determinato a farla: se (si) dice "devo, bisogna" allora la sua motivazione sarà esterna, cioè dettata dal giudizio degli altri, da valutazioni ascoltate in società o dalla televisione, da una falsa immagine di sé, dai soldi. Ma se dice "vorrei, desidero..." allora la sua è una motivazione interna. La motivazione esterna non avrà grande forza trainante per la nostra volontà e nemmeno lunga durata. Infatti non reggerà davanti alle sfide e alle difficoltà ripetute. Invece chi è determinato da una sua curiosità, passione e desiderio interno, allora non troverà ostacoli a qualsiasi cosa intraprenda. Non farà qualcosa se non per il gusto stesso di farla e troverà la sua gioia nell'intraprenderla prima ancora che nel conseguimento dell'obiettivo.

L'eros ha sempre guidato e diretto la ricerca filosofica, mostrandosi come forza motivante della ragione umana, la quale è minacciata dalla debolezza e dalla perdita di motivazione. La motivazione più grande non viene che da una relazione fondamentale.
Ecco perché Socrate era molto amato e tramite questo amore ha aperto la via della consocenza a molti allivi, primo Platone. L'eros con il quale un insegnante investe il suo sapere fa di quel sapere qualcosa di degno di interesse per i suoi allievi.
Ma Platone ha perfino superato il suo maestro. Per fare questo, ci deve essere stata una graduale ma determinata azione di  Socate nel sottrarre la sua  presenza affinché il suo allievo prendesse autonomia e arrivasse a dire una parola propria sul suo percorso di  ricerca.  Ecco l'ultima vera parola del maestro è quella che accompagna alla soglia: non sottrae il suo amore ma la sua presenza perché ogni allievo possa varcare la soglia della sapienza da sé."

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Ci eravamo lasciati con la domanda: che cosa fa la mia vera forza? Quando sono veramente forte?
Forza in latino si dice vis, da cui deriva il termine virtus.
Che cosa è la virtù, quindi?
La virtù è appunto la forza, la potenza della persona. La persona è realizzata quando riesce a utilizzare tutte le sue forze, energie, talenti, competenze in modo da essere vitale e felice, in modo da essere feconda.
Il vitium invece è tutto ciò che degrada e devia l'energia della persona. L'accidia infatti è la mancanza di tono dell'anima.
Quando Socrate si chiese che cosa fa veramente il valore di un essere umano, cosa lo rende libero, trovò questa risposta: la virtù.
Secondo Socrate, ciò che rende una persona davvero valida, forte, non è l'uso della parola per averla vinta sugli altri, indipendentemente dalla giustizia o dalla verità di ciò che si dice. Secondo il saggio, dentro l'essere umano c'è una forza incoercibile: la forza dell'autenticità. Questa andava perseguita con ogni mezzo, essendo ad essa collegata la felicità.
Ciascun essere umano infatti sa, nel profondo del proprio essere, quando è solo con se stesso, cosa fa veramente il valore di una vita, quali sono le cose per cui vale la pena vivere.
Ecco perché Socrate, riconosciuto come il primo Coach della storia, si accostava alle persone senza dare consigli o informazioni, ma solo facendo domande, spesso scomode (per questo veniva anche paragonato al "tafano"), per stimolare, per permettere agli altri di arrivare a questo fondo di verità.
La sua arte veniva definita maieutica, l'arte della levatrice, che era anche il mestiere di sua madre.
Aiutare gli altri a partorire se stessi, a scoprire il loro desiderio di Bellezza, Giustizia, Sapienza. questo fa il valore di una vita.
Lo stesso avrebbe detto molti secoli più tardi una giovane donna morta nei campi di concentramento nel 1945 ad Auschwitz: non è Dio a poter aiutare noi, ma siamo noi a dover aiutare Dio a nascere in questo mondo.
Si chiamava Etty Hillesum e decise di seguire la sorte del suo popolo, entrando in un campo di concentramento, pur non essendo una praticante ebrea, nè una cristiana, benché leggesse il Vangelo.
Etty aveva scoperto la logica dello Spirito: una logica generativa, feconda, fruttuosa.
Diseppellire il fondo autentico, il valore, le virtù, ....Dio, dai cuori delle persone: non è forse la più bella e gratificante operazione con cui dare senso alla propria vita e a quella degli altri?
Socrate e Etty lo hanno creduto, ... fino in fondo.

Questo è anche il lavoro e la vision di ogni vero Coach.

 

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"Che cosa rende un uomo libero?


Fu questa la domanda che si posero i Sofisti, i filosofi che ritenevano che la forza di un uomo, di un cittadino, stesse nella sua capacità di farsi valere nell'assemplea della città o "polis" ( da cui la politica). Nel regime ateniese della democrazia infatti tutti i cittadini potevando dire  la loro opinione, ma dovevano anche trovare il modo di farla valere.


Secondo i Sofisti la capacità di parola (logos) e cioè la capacità di bene gestire un discorso poteva portare al successo, a persuadere il proprio interlocutore e alla fine avincere la competizione del dibattito. Questa potenza della parola dipendeva fortemente dal sapere, dalla cultura e così questi filosofi si facevano pagare per insegnare come far diventare ogni tema un discorso av-vincente.


Riconosciamo in questi filosofi gli antesignani dei nostri moderni avvocati che spesso non hanno di mira anzitutto la verità ma la vittoria in tribunale del proprio cliente. Ma potrebbe valere lo stesso per un odierno stratega del marketing o un politico.

L'abilità di parola rendeva infatti i sofisti capaci di incidere sulle emozioni dell'animo umano, calmando la paura, eliminando il dolore, sucitando gioia, inducendo uno spavento, strappando una lacrima. Il discorso quindi ha un forte impatto sull'anima delle persone.
Per questo motivo noi oggi usiamo la parola  “sofista” con il significato di cavilloso, capzioso, falso, artificioso. In realtà sophos significa solo sapiente e i sofisti antichi ritenevano solo di essere così sapienti da poter fare del discorso debole quello più forte o di potare qualunque argomento a prevalere, indipendentementa dalla sua verità.
Ma nel giudicare così i sofisti noi stiamo dando ragione a Socrate, che fu il massimo degli avversari e critici di questo tipo di impostazione della filosofia.
Ancora oggi, molti Socrati criticano i nostri politici e i tanti sofismi con cui questi ricercano non la verità e il bene del popolo ma solo i loro interessi, rendendo qualunque argomento persuasivo per le masse.
Pensate ancora che la filosofia antica non abbia nulla da insegnarci?
Lo vedremo nella prossima puntata, quando ci occuperemo di Socrate.
Nel frattempo continuiamo a chiederci:

che cosa fa la vera forza di un essere umano? 

Cosa fa la mia forza?"

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L’angolo delle grandi domande della vita.
Le domande del Coach ovvero pillole di storia della filosofia antica

Apriamo una piccola rubrica dedicata alle grandi domande sulla e della vita. Si tratta di domande capaci di aprire spazi inediti nelle nostre vite quotidiane e farci percorrere un cammino di conoscenza e consapevolezza. Sono domande  che mettono in questione le nostre opinioni comuni, il “sentito dire” su cui costruiamo i nostri giudizi e quindi su cui basiamo il nostro agire. Nel tentativo di cercare più in profondità rispetto alla superficie che appare, queste domande ci spostano anche dalla nostra personale convinzione consueta e ci trasformano: trasformano il nostro modo di guardare, di giudicare, di relazionarci e di essere al mondo.
Cominceremo con il ripercorrere le domande che si sono fatti i grandi spiriti del pensiero occidentale per comprenderne la loro efficacia nel concreto della nostra vita.
Fare domande infatti è lo spirito stesso della filosofia.


La filosofia è un atteggiamento dello spirito umano che tutti hanno ma che bisogna esercitare.

Il Coaching può essere considerato una pratica  filosofica.

Cosa è Coaching?

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